Giorno 9: La Laja

 

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Il nostro ultimo giorno in Messico lo abbiamo passato tutto nella parrocchia di San Nicolas de Bari. È stato un giorno ricco, in cui (finalmente) siamo stati fermi e abbiamo ascoltato tanto, tante persone. Vogliamo cominciare dalla fine e andare a ritroso: nel pomeriggio ci siamo messi in cerchio e ci siamo presi del tempo per condividere, tutti insieme, quello che stiamo vivendo in questi giorni. Ci siamo raccontati le nostre storie, le nostre paure, quello che ci ha colpito e quello che ci ha ferito; ci siamo detti cosa ci ha riempito il cuore e dove invece lo sentiamo vuoto. Possiamo dire che ora ci conosciamo ancora meglio e, se prima eravamo un gruppo unito, ora siamo un gruppo VERAMENTE unito.

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I secondi che abbiamo ascoltato sono padre Deodato e padre Paulo. Il primo è un sacerdote diocesano che da qualche anno è associato al Pime e vive a Ecatepec, dove dà una mano a padre Damiano. La sua è una storia di attesa e perseveranza: “Se il Signore ti voleva sacerdote ti avrebbe dato la salute” gli dicevano quando voleva entrare in seminario. Ma ci è entrato. “Sacerdote ok, ma missionario è impossibile” gli dicevano quando voleva andare in missione. Così si è messo tranquillo, ha lavorato per le missioni dall’Italia e non appena ne ha avuto occasione ha chiesto al Pime di essere inviato da qualche parte. “Per i medici dovrei essere in una casa di riposo” ci ha detto “E invece sono in Messico in uno dei posti più pericolosi”. Padre Paulo, invece, è missionario da sempre, e ha già girato tutti i continenti passando di missione in missione. Ora lavora alla Concordia, la missione del Pime tra le montagne a nord di Acapulco, dove vive l’etnia mixteca, e ci ha raccontato delle difficoltà quotidiane di un posto dove è dura persino comunicare.

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E così arriviamo al pezzo grosso, il nostro primo testimone, il nostro ospite nonché supremo organizzatore di tutte le nostre giornate: padre Hugo. Quello che ci ha raccontato è ciò che in questi giorni abbiamo letto tra le righe della vita di Acapulco: il narcotraffico e i suoi effetti. Da perla del Pacifico, la città è diventata preda dei grandi cartelli della droga, che hanno corrotto i rappresentanti del governo per i loro scopi, e poi è sprofondata in una guerra tra piccole bande per il controllo del territorio. I crimini che si compiono qui sono di quelli squallidi: estorsione, spaccio, minacce, omicidi da codardi per motivi futili. Qui si compra un ragazzino per uno smartphone, vincolandolo col il ricatto a una vita di illegalità. Padre Hugo ci ha raccontato come funziona, come si soffre, come si va avanti e come si lotta contro questo male.

Eppure i nostri giorni tra le famiglie di La Laja ci hanno dipinto un quadro diverso da questo. Per quanto ci riguarda, stasera lasciamo una città e un Paese che ci hanno accolti a braccia aperte, dandoci più di quanto avrebbero dovuto tra meraviglie, affetto e condivisione. Le nostre famiglie adottive ci hanno preparato un’ultima cena e hanno ballato con noi sulla terrazza della parrocchia, poi ci hanno accompagnati fino alla stazione dei pullman, salutandoci con abbracci e lacrime, e riempiendoci di regali.

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Acapulco è una delle città più pericolose del mondo (la terza o la quarta, a seconda della classifica che consultate). D’accordo. Ma noi non ce la facciamo a non esserci affezionati. Secondo le statistiche qui viene assassinata una persona ogni 16 minuti e la violenza è a livelli da record. D’accordo. Ma se anche i numeri non mentono, forse non riescono a dire tutto.

Nel frattempo, tra canti e grida di giubilo, siamo atterrati a Panama City e abbiamo già iniziato a incrociare giovani dai quattro angoli del pianeta. Qui l’atmosfera è fresca e frizzante, nonostante i 31 gradi di temperatura...

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