Giorni 10 e 11: Panama

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Dopo una partenza sofferta, siamo saltati su un autobus ad Acapulco, ne siamo scesi a Città del Messico e un aereo ci ha portati a Panama. Qui, come vi dicevamo, l’atmosfera è frizzante. Ovunque ci sono loghi della Gmg, scritte “Bienvenidos”, immagini del Papa... e giovani, giovani dappertutto. La maggior parte vengono dai Paesi dell’America latina, soprattutto da quelli di cui si sente meno parlare, quelli che nessuno saprebbe collocare sul mappamondo: Salvador, Ecuador, Cile, Puerto Rico, Colombia...

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All’aeroporto i volontari (dopo un paio di canzoni e i selfie di ordinanza con la bandiera italiana) ci hanno caricati su due pulmini con un gruppo di savadoregni e portati alla parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, dove siamo stati smistati nelle famiglie che ci ospitano. E qui abbiamo subito avvertito con forza (e con un po’ di dolore) la grande disuguaglianza dell’America latina. Ad Acapulco le case erano piccole, semplici e un po’ sgangherate; qui sono grandi, moderne e tirate a lucido dalla donna di servizio. Non giudichiamo nessuno, diciamo solo che passare da un estremo all’altro nel giro di poche ore costringe a riflettere. E a farsi delle domande...

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Una cosa che non è cambiata è l’accoglienza. Le persone sono gentili, la gente in automobile suona il clacson e saluta non appena vede una bandiera straniera, i volontari sono sempre pronti a unirsi a un gruppo per scambiare due parole in espanenglish... Panama aspettava la Gmg con trepidazione. La città che, con i suoi grattacieli bianchi, sembra svilupparsi più in verticale che in estensione, è tutta uno sventolare di bandiere da mezzo mondo.

Purtroppo noi siamo arrivati troppo tardi per partecipare alla messa di apertura con il Papa. Siamo andati a messa nella parrocchia, poi una cena veloce e subito ci siamo inoltrati nel Parco Omar, che ogni sera ospita i concerti del Festival della gioventù. Srotolato il bandierone portato da Luca, ci siamo subito imposti sulla piazza facendo partire il coro “Italia! Italia!”.

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La mattina di venerdì ci siamo uniti a tutti gli altri italiani nella parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe per la celebrazione penitenziale. È stato un momento intenso di preghiera: centinaia di giovani sono andati a confessarsi dai vescovi come se questi fossero i loro parroci. Nel pomeriggio, invece, ci siamo finalmente uniti a tutti gli altri pellegrini per la Via Crucis sulla Cinta Costera, la grande strada che costeggia tutta la città lungo il Pacifico. Da una parte avevamo i grattacieli, dall’altra l’oceano, e davanti a noi (molto davanti) c’era il Papa. È stata una Via Crucis tra le più belle, anche a detta di don Lampo, che se ne intende. Semplice, solo qualche testo e un po’ di musica. Ma ad ogni stazione abbiamo pregato per uno di mali che affliggono il continente americano, mentre la croce della Gmg passava di mano in mano ai giovani di diversi Paesi latinoamericani. Le preghiere sono state quasi commoventi e le parole del Papa (come sempre) sono state chiare, dirette e toccanti. “Padre, la via crucis di tuo figlio si prolunga oggi nel grido della terra sfruttata, in quello delle donne private di dignità e in quello di bambini senza futuro” ha detto. “Chiediamo di essere Chiesa che accompagna e che, come Maria, dice il suo sì di fronte a tanti Cristi di oggi che soffrono. Padre, insegnaci a stare; a stare accanto alla croce”.

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Insomma, questa Gmg per noi è appena cominciata e già si prospetta molto allettante. Stasera entreremo nel vivo con la veglia, che si terrà nel Metro Park fuori dalla città, e con la Messa la mattina di domenica. Passeremo la giornata a scioglierci sotto il sole come caciotte, ma ne varrà la pena, perché avremo il Papa tutto per noi...

P.S.: per chi ancora si sta chiedendo chi e quando scrive questo diario...

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