Pregare Dio per i vivi e per i morti

Intervista a Padre Angelo Gianola, Missionario del Pime dal 1946.

Come vivi in missione questo aspetto della Misericordia?

Mi sono appassionato alla missione sfogliando i libri del Beato Paolo Manna. Già mi immaginavo in Myanmar ad evangelizzare l’Oriente e invece quando è arrivato il telegramma con la mia destinazione ho capito che avrei dovuto cambiare i miei piani e seguire il cammino imprevedibile indicatomi da Dio. Quella lettera parlava di Brasile e la partenza era vicina, dovevo sbrigarmi. Dopo 44 anni in terra di missione dove mi sono ritrovato a fare un po’ di tutto, dal coadiutore al vicario, sono stato richiamato in Italia. In un primo periodo per me c’erano responsabilità e i grandi impegni, in un secondo momento solo la tranquilla vivacità di Villa Grugana. Sono in questo luogo da 10 anni e ringrazio il Signore per avermi fatto vivere qui una seconda destinazione di missione. In Villa Grugana c’è il fulcro dei cammini di animazione missionaria: ogni settimana i padri giovani invitano ragazzi che giocano, cantano, riflettono, ascoltano tra le mura di questa casa che è anche la mia. Io non ho un compito preciso durante questi incontri, però mi piace essere presente e accompagnare questi giovani in modo silenzioso. Anche con la preghiera. Ho molto tempo libero e perciò dedico buona parte della mia giornata all’orazione. In questi momenti di intimità con il Signore posso riscoprire la bellezza della sua voce. Basta solo tendere l’orecchio per esultare di gioia, una gioia che solo chi la prova può capire. Nella preghiera, Dio si manifesta nel nostro quotidiano: non siamo noi che andiamo verso di Lui, ma è Lui che ci corre incontro. Oggi rimpiango alcuni momenti della mia missione in Brasile dove mi sono dato molto da fare in cose nobilissime, ma ho trascurato la preghiera, il vero motore del missionario e dell’intera vita. Prego perciò per i ragazzi che vedo passare di qui settimana dopo settimana. Li vedo cantare con il cuore, stare ore in silenzio a meditare sulla Bibbia oppure discutere dopo aver ascoltato una buona parola. Tutto questo è vita che pulsa e rinasce per me. Io credo profondamente nella vita perché un immenso dono che Dio ci fa e che dobbiamo custodire più di ogni altra cosa. Oltre che per la vita, è necessario pregare anche per la morte, il momento in cui si è più vicini a Dio. Diventare anziani significa avvicinarsi a quell’istante e per questo non bisogna lasciarsi dominare dalle lamentele, dagli acciacchi e dalla debolezza ma gioire. Questi sono gli anni più belli della mia vita. Ho accettato la mia fragilità di vecchio e mi trovo a vivere dei momenti meravigliosi.

Puoi raccontarci un episodio legato a quest’opera di Misericordia?

I momenti di preghiera più intensi li vivo in condivisione, non in solitudine. Quando in casa ci sono i ragazzi dei cammini missionari non mi perdo neanche un loro momento di preghiera. Quando cantano sento il mio cuore emozionarsi. È una bellezza vedere come si rivolgono in modo così naturale e spensierato al Signore. Leggono anche Salmi e brani del Vangelo, ma lo fanno troppo di corsa per poter gustare il loro senso più profondo! Andate più piano, ragazzi! Dalla preghiera con i giovani ricevo una grande serenità. Immagino che anche loro provino lo stesso perché se continuano a tornare in Villa Grugana vuol dire che la pace del cuore a poco a poco viene costruita.

L’inizio del Giubileo della Misericordia può dare uno slancio al tuo operato e alla tua fede? Il Papa parla spesso di misericordia: c’è una sua frase nella quale ti riconosci?

Per me, Misericordia significa bontà. Se non avessi dato la priorità alla bontà nella mia via non avrei potuto essere un missionario. L’unico scopo dell’esistenza umana è la felicità. Per raggiungerla è indispensabile essere buoni con gli altri e con se stessi. Sembra una cosa così semplice, da bambini e invece è una cosa complicatissima. Spesso, quando confesso come penitenza do proprio da ripetere questa frase: “Voglio essere buono”. Se tu sei buono, il 90% dei tuoi problemi svaniscono. È questo che devono imparare i giovani. Come dice Papa Francesco: «Non abbiate paura della bontà e neanche della tenerezza». Il Giubileo della Misericordia ci invita
quindi ad aprirci a ciò che di più bello e buono c’è nella nostra vita.

E tu? Hai vissuto la Misericordia sulla tua pelle?

Io ho ricevuto moltissima Misericordia nella mia vita. Ora che sono anziano e le difficoltà si sono moltiplicate, si è raddoppiata anche questa. Non mi posso lamentare. L’incontro quotidiano che ho con il Signore nella preghiera mi fa gustare attimi di Misericordia profondi. Così come l’attenzione che ricevo dai miei fratelli. Non ne posso fare a meno.

Info:

L'Angelo del Brasile: 70 da prete missionario

Video di saluto di Padre Angelo

Bio:

La passione missionaria di padre Angelo è nata sui libri di Beato Paolo Manna che leggeva da ragazzo. Questa l’ha portato a farsi prete missionario e a trascorrere ben 44 anni in Brasile. Tornato in Italia, padre Angelo ha fatto parte della Delegazione Generalizia e ora, diventato decano del Pime, vive in Villa Grugana tra i giovani dei cammini missionari.

Tags: missione, misericordia, giubileo, padre angelo

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