Si parte!

Se si cerca “giovani” su Google si trova un’infinità di risultati relativi alla disoccupazione giovanile, alla fuga di cervelli, a problemi su social network e relazioni. Così sembra che la generazione che va dai 18 ai 30 anni sia composta da tristi figuri chiusi in casa dei genitori a chattare, impossibilitati (o incapaci?) a trovare un lavoro nonostante posseggano una o più lauree. Se invece su Google si cerca “giovani e missione” cambia tutto. Si trovano racconti appassionati di viaggi, incontri e amicizie, fotografie di ragazzi sorridenti, fiduciosi e decisi che - seguendo l’invito fatto a loro da Giovanni Paolo II – prendono in mano la propria vita per farne un capolavoro. Due sottoinsiemi inconciliabili della popolazione giovanile italiana? Chissà… Di certo, se ci sono dei giovani che chiedono che cos’è la missione il Pime non si tira indietro.

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L’Istituto, attraverso l’animazione missionaria, lavora proprio allo scopo di rispondere sempre meglio a questa domanda; cercando di farlo in modi che possano esaudire il desiderio di missione in tutte le sue declinazioni. Perché, oltre a partire per un Paese lontano, ci sono diverse maniere di essere missionari; e sono proprio i giovani a voler sperimentare (e in certi casi a inventarsi) nuove vie.

Ad oggi sono più di cinquecento gli under 30 che, ogni anno, partecipano alle attività di animazione missionaria del Pime in tutta Italia. Visti i numeri si potrebbe dire che è un buon risultato, ma le cifre, in questo caso, non danno un’idea completa di quello che si è fatto. Piuttosto che calcolare la “quantità” dei partecipanti bisognerebbe prendere le misure della loro “qualità”. Cosa molto più difficile da fare, ma anche molto più bella e interessante. Allora emerge che i più grandi successi dell’animazione missionaria sono stati l’aver formato giovani con la mente aperta al mondo, e non chiusa su di sé; l’aver fatto nascere vocazioni (missionari, sacerdoti, professionisti, famiglie…); l’aver dato il via a processi che hanno spinto ragazzi e ragazze ad affrontare con coraggio le sfide della propria vita. Perché partecipare ai cammini del Pime per un giovane non è mai una questione meramente concreta, tanto per fare qualcosa di buono nel tempo libero. Anche se la domanda che pongono riguarda la missione, spesso le richieste che vi si nascondono dietro, declinate in maniera diversa per ciascuno, sono di senso: «Cosa fare della mia vita?».

Per questo, partecipare ai cammini Pime significa, per i giovani, cercare un modo più consapevole di vivere la quotidianità; significa cercare un buon motivo per cui mettersi in gioco e spendersi di giorno in giorno; significa anche cercare di approfondire il proprio rapporto con Dio, nella preghiera, nella lettura della Parola o nel discernimento. Tutto questo attraverso la missione e le sue dinamiche, come se fossero un vetro colorato capace di mostrare le molte sfumature e la vera bellezza della loro vita.

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Molte esigenze simili, ma troppo delicate per poter essere messe nello stesso “contenitore”; per ognuna di esse serve un imballaggio adeguato. Perciò, nel corso degli anni, il Pime ha diversificato la sua offerta di cammini, per offrire a ognuno il suo. Punta di diamante, nonché vanto dell’animazione missionaria, è il percorso di Giovani e Missione: pensato per coloro che vogliono andare in missione per un mese, ma vogliono anche capire perché ci vogliono andare, e come vivere l’esperienza con una certa preparazione. E poi, una volta tornati, vogliono che non rimanga solo un ricordo di viaggio. Ecco spiegata la durata del percorso - due anni - e soprattutto le tematiche affrontate. Molte di queste hanno poco a che fare con culture, lingue e tradizioni straniere, e si concentrano sui giovani stessi, su ciò che li spinge a partire e su quello che la missione lascia nei loro cuori.

Simile, ma diverso per contenuti e obiettivi, è il cammino del Mex - Mission Exposure. Organizzato in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, il Mex dà agli studenti l’opportunità di mettere in pratica in una delle missioni del Pime quello che stanno studiando. Prevede un anno di formazione prima della partenza, per poter affrontare con gli strumenti giusti le sfide che pone un Paese straniero.

Mentre, per chi la sfida la pone a se stesso, la scelta è ancora più ampia tra #BeatoMe, Teen Journey e la Mangrovia. Il primo, pensato per i giovani dai 16 anni in su, affronta un tema diverso ogni anno, attraverso attività e momenti di riflessione in grado di coinvolgere e di rendere il sabato sera qualcosa di speciale. Senza però mai fare tardi, perché la domenica si lavora: sgomberi e mercatino dell’usato sono l’occasione per aiutare i missionari del Pime, oltre che un pretesto per fare amicizia e divertirsi. Le stesse cose che si fanno al Teen Journey, il cammino annuale pensato con un occhio di riguardo verso gli adolescenti. Con attività, riflessioni e momenti di preghiera, anche i più giovani scoprono che crescere con serietà può essere anche divertente. E poi c’è la Mangrovia, un cammino che è anche una compagnia teatrale, dove chiunque è il benvenuto e può dare il suo apporto con i propri talenti. Che si tratti di ballare, cantare, suonare o recitare, la Mangrovia offre la possibilità di esprimersi nella convinzione che in ciascuno c’è un tesoro da far venire alla luce.

E a proposito di scavare in cerca di tesori non si può dimenticare il Percorso Biblico Missionario, neonato cammino che ha risposto alla richiesta di molti giovani di avere un luogo, un tempo e una guida nella scoperta della Parola. Letta, analizzata e meditata insieme, per comprenderla meglio e imparare a interiorizzarla in autonomia. E infine, quest’anno torna il cammino dedicato al discernimento, la Scuola di discernimento e preghiera: uno strumento per quei giovani che, accompagnati dalle guide spirituali del Pime, vogliono far luce sulla propria vita per capire meglio dov’è indirizzata. Cosa che, in fondo, è la missione di tutti.

 

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