Unity in Diversity

Chiara Rosiello

Nel corso della propria vita si fanno tantissime esperienze diverse: alcune non lasciano nulla di particolare, sono semplici momenti che non aiutano a crescere e che verranno dimenticati in fretta; altre possono deludere, lasciare l’amaro in bocca o addirittura ferire e, anche se possono formarci, ripeterle non è nei nostri pensieri. Fortunatamente per noi, però, esistono anche le esperienze belle e divertenti, che fanno crescere, permettono l’incontro, la conoscenza reciproca e il confronto con persone diverse e che riempiono il cuore di gioia. Il Campo di animazione di strada è proprio una di queste esperienze e l’estate scorsa mi ha lasciato talmente tanto che quest’anno ho deciso di riviverlo per la seconda volta. Quindi, arrivato agosto, ho preparato la valigia e sono partita per quest’avventura che sapevo mi avrebbe lasciato tanto. Appena arrivati è stato come il primo giorno di scuola: qualcuno si conosceva già e qualcun’altro era totalmente spaesato, ma in comune avevamo tutti il desiderio di riuscire a vivere questi giorni al massimo.

Unity in Diversity è il motto dell’India ed è stato anche il tema di questo campo. Ognuno di noi veniva da posti diversi (Napoli, Milano, Venezia, India…), ognuno con la sua storia e la sua personalità, eravamo tutti diversi ma ciò non significava che fossimo divisi. Ci può essere unità nella diversità. Tutti noi avevamo qualcosa da dare e ognuno di noi è stato un pezzettino fondamentale per costruire armonia.  Durante i tredici giorni del Campo siamo stati accompagnati da missionari, suore, seminaristi e animatori che, divisi nei vari gruppi, ci hanno aiutato a riflettere sul tema e ci hanno guidati nei momenti di preghiera. Lo scopo del Campo, però, è quello di preparare uno spettacolo ed evangelizzare nelle piazze. Ma come si prepara uno spettacolo? Prove, prove e ancora prove. Questi momenti sono stati fondamentali per creare unione: tra piramidi un po’ storte, cavalline finite male, corde volanti e kiwido che andavano addosso alle persone siamo riusciti a divertirci, conoscerci meglio… e aiutarci l’un l’altro in caso di difficoltà. Per ogni spettacolo c’era un gruppo di ragazzi che preparava l’adorazione eucaristica, cercando di renderla speciale per chi vi partecipava e, soprattutto, cercando di accompagnare le persone nella preghiera attraverso canti, letture e gesti. Quando siamo andati in scena l’entusiasmo e la gioia accumulati nei giorni di preparazione erano fortissimi. Abbiamo cercato di trasmetterli al pubblico nonostante gli errori, gli infortuni e la stanchezza e ci siamo riusciti. È stato bellissimo vedere le persone partecipare, sorridere, fare video e interessarsi a ciò che stavamo mettendo in scena.

Ricevere è facile ma non è sempre tutto rose e fiori: con questa esperienza mi sono resa conto che non tutti sono disposti ad ascoltare dei ragazzi e ciò che hanno da dire, non tutti accolgono con piacere. Ma questo fa parte del gioco, sono i rischi del mestiere. Nonostante questo la nostra energia e la voglia di portare il messaggio di Dio nelle piazze non si sono mai spente. Quando fai un’esperienza del genere, tornare a casa non è mai facile; vivere con delle persone tutto il giorno per tredici giorni e poi doversene separare è triste. Sin dal primo giorno ci siamo fidati l’uno dell’altro, ci siamo aiutati a vicenda e abbiamo creato una piccola famiglia, dove la parola d’ordine era armonia. Una famiglia dove non ci si sente giudicati, dove non si ha paura di esprimersi, dove ognuno viene ascoltato, considerato e rispettato, dove ci si sente a casa.

La frase che descrive a perfezione questo campo viene dalla canzone “Nessun posto è casa mia” della cantante Chiara Galiazzo che ci ha accompagnato in un momento di preghiera. È questa: «Perché si torna sempre dove si è stati bene e i posti sono semplicemente persone». Questo è il motivo per cui sono tornata al Campo dopo un anno: è la mia seconda casa, un posto dove mi sento al sicuro e accettata così come sono, dove non esistono pregiudizi e si sta davvero bene. Il dono più prezioso che mi porto a casa da quest’esperienza sono le persone che ho conosciuto e che custodirò sempre gelosamente. «I posti sono semplicemente persone»: c’è qualcosa di più vero?
Le emozioni che ho provato e che porto con me sono difficili da spiegare ma sono racchiuse nelle lacrime dell’ultimo giorno, nella consapevolezza di essere cresciuta, nell’affetto che mi lega ai miei compagni di viaggio e nella speranza di ritrovarci l’anno prossimo, insieme a persone nuove, per rivivere la stessa gioia e respirare la stessa aria di casa.

Tags: estate, italia, Campo di Animazione di Strada, Estate2019

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