Storia di 270 chilometri

Storia di 270 chilometri; forse di più ma non molti di meno. È la storia del pellegrinaggio a piedi che ho fatto l’estate scorsa con il Pime. Eravamo un gruppo di giovani tra 18 e 33 anni; non conoscevo nessuno tranne un mio amico, ed eravamo guidati da una équipe di due padri del Pime, due suore, due seminaristi (un birmano e un thailandese) e una squadra di “cuochi tuttofare”. Questa storia inizia con una piccola stazione in un caldo giorno d’agosto. C'è una scritta, “I care" (io mi prendo cura, ci tengo, mi impegno), appesa al muro di una casa.

È stata una decisione presa solo due settimane prima. Un breve colloquio con Suor Rosella, la paura di non farcela fisicamente, la voglia di partire, la sensazione di stare per fare una pazzia e quella di raccogliere una sfida. Poi due settimane di allenamento tra i campi e lungo il canale (quando mai non mi sono allenato anche in montagna), la fiducia che lentamente cresce, la consapevolezza di poterci provare, il test dello zaino e la scelta di portare solo ciò che è indispensabile. E poi si parte!

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Da dove si parte? Da Barbiana, un paesino. O meglio: una chiesa, due case, un cimitero e il cielo stellato nella notte dell’Appennino. È il luogo dove don Milani si è ritrovato ad insegnare a uno sparuto gruppo di figli di poveri taglialegna. Una croce di legno, leggera ma robusta, una croce di pellegrini, dalle 5,00 della mattina in poi ha sempre quidato il nostro gruppo. Dal buio della notte rischiarata dalle nostre torce, fino ai cocenti tornanti sotto il sole di mezzogiorno. Su e giù, su e giù tra le vigne. Che bello attraversare Firenze e Siena sempre dietro una croce!  Tutti quei passi ti insegnano che l’acqua è un bene prezioso da imparare a dosare, perchè non sai quando troverai la prossima fontanella. Si cammina, si canta, ma poi tutto sembra rallentare nel silenzio del monastero di Lecceto, nel dialogo e nel canto delle monache di clausura. Qui ti interroghi e scopri che per tutti, tutti, la cosa più difficile nella vita sono le relazioni con gli altri, con l’Altro.

Si cammina, si chiacchiera, si discute. C’è il tempo per qualche foto alla bellezza del creato. Lo spettacolo dell’alba è sempre un dono nuovo, sorprendente come il calore della gente che ti vede e non scuote la testa, ma con gioia ti apre il rubinetto del cortile per riempirti la borraccia. Qualche pausa breve per bere e una pausa lunga per ascoltare una meditazione. Il cammino è e diventa luogo di riflessione silenziosa, di deserto dove devi saper stare, riflettere e aspettare; di dialogo e confronto in cui scopri quello che pochi giorni prima non conoscevi e che ora chiami “amico”, in cui conosci le sue gioie e la sua determinazione, i suoi e tuoi difetti; scopri che i tuoi dubbi sono quelli di tutti e che Dio non sta in un pensiero complesso, ma in un semplice dono e in un grande donarsi. Un dono come due racchette prestate da un amico che mi aiutano a proseguire a piedi, nonostante un fastidio muscolare. Come a ricordarmi che non si procede mai da soli e quanto è importante chi ti è accanto e si prende cura di te (ricordate “I care”?). Quel fastidio muscolare si scioglie come conseguenza della pace che avvolge cuore e mente davanti alla Porziuncola, in un luogo come Assisi, tra le sue stradine e i sentieri su cui ha camminato San Francesco. Ed ecco: siamo arrivati alla meta … o all’inizio. Dopo un lungo cammino in cui ognuno si è preso cura dell’altro, siamo seduti sotto il portico della Basilica di San Francesco e cantiamo con gioia insieme agli altri pellegrini e ai turisti, che ci guardano e sorridono con noi. Anche noi forse abbiamo donato un po’ di pace. Quel canto continua a innalzarsi davanti alla tomba di San Francesco, dove celebriamo la S.Messa.

Alla fine, l'ultima immagine è quella di un cerchio di persone di diverse età, arrivate a diverse tappe della vita, persone che hanno camminato e cammineranno. È il momento in cui ognuno dice con estrema semplicità cosa ha provato in questo cammino, cosa porta a casa e cosa ha abbandonato lungo la strada. Ognuno esprime ciò che sente: la gioia, la fatica, il dolore, il dubbio, la tristezza, la contentezza, la speranza e la fede e… Zaini in spalla e buon cammino!

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Tags: estate, italia, giovani, Testimonianze, Pellegrinaggio, Estate2017

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  • 02/16/2018
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