Questione di sguardi

Anna Ghizzoni, Filippine

«Già preghiamo per voi affinché il Signore trasformi questa esperienza in pane che possa saziare la fame del vostro cuore...». Quando ho letto per la prima volta queste righe, scritte da suor Rosanna in risposta alla prima mail che le ho mandato, le ho considerate solo una frase d’effetto, parole che si facevano carico di un entusiasmo esagerato per il nostro arrivo. Come si fa a desiderare una cosa così profonda e bella per qualcuno che nemmeno si conosce? Com’è stato evidente, invece, che avevo lasciato il mio cuore “a digiuno” sin dal primo passo nelle Filippine!

Io e la mia compagna Anna siamo state accolte dalle suore con un calore e una gioia indescrivibili, commoventi; abbracci e sorrisi sono stati subito familiari e la terra che pensavo straniera si è fatta immediatamente casa per noi. L’augurio di suor Rosanna si era già avverato! La gioia ricevuta il giorno del nostro arrivo l’ho sperimentata quotidianamente: mi sono sentita attesa, guardata, accompagnata per tutto il mese.
La meraviglia di quei giorni è che tutto sembrava dirmi il contrario di quello che pensavo: le Filippine avevano tanto da mostrare, ma era necessario che io imparassi a guardare, a posare lo sguardo sulle persone e a non lasciarmi ingannare dalla caoticità di quel Paese. Da subito Anna e io siamo state educate a questo, ci hanno persino portate a seguire un corso per le postulanti con a tema l’attenzione verso se stessi. Suor Rosanna ci aveva detto che la missione non è solo venire per fare, ma soprattutto venire per vedere.


È proprio a partire da uno sguardo attento su di sé, infatti, che si impara a capire l’altro e,  conoscendo l’altro, comprendere meglio anche se stessi. Essere aiutata in questo, grazie anche alla condivisione con Anna e le suore, mi ha permesso di rimanere aperta alla novità di quel mese. Non potrò mai dimenticare le emozioni provate entrando per la prima volta negli slums di Manila, quando avvertivo il bisogno urgente di abbandonare quei posti poverissimi e sporchissimi: camminavo con la preoccupazione di non essere toccata da niente e nessuno, rifiutavo tutto, la testa china. Un istante è bastato perché cambiassi idea, incontrando gli occhi della giovane suora che camminava con noi. Ero io che li avevo cercati, per dirle di portarmi via, che non sarei riuscita a proseguire, ma lo stupore di vedere la suora parlare con gli abitanti di quelle case mi ha colpita. Tanto è bastato perché anch’io, subito, avessi voglia di conoscerli.


Tutto si è rivelato più facile nei giorni successivi: era bello sapere di essere attesi nei posti che andavamo a visitare. Bello essere accolte, ma anche accogliere, perché adesso vedevo che anche dall’altra parte c’era qualcuno che attendeva quell’incontro. La mia missione è stata un susseguirsi di scoperte e di gioia, di fatica e di condivisione, un continuo andare a fondo nelle cose; come «l’acqua che scava», così ci è piaciuto definirla. Conoscere le Filippine mi ha permesso di tornare a casa desiderando di mantenere gli stessi occhi che avevo imparato ad avere là. Ed è bello che, anche a mesi di distanza, suor Rosanna scriva: «L’importante è accogliere tutto con la fiducia che Lui ci è vicino e ci vuole bene».

Tags: Giovani e Missione, Testimonianze, Testimonianza, Filippine, Asia

Racconti di Missione

Leggi altri articoli...

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso.  Leggi di più