Lasciarsi travolgere, lasciarsi colpire

di Valeria Cairoli, India

Prima di partire per la missione ci si immagina di cambiare il mondo. Dopo un percorso come Giovani e Missione le aspettative sulle tue capacità si ridimensionano. Tuttavia è solo facendone esperienza che ho veramente vissuto la missione e a malapena intuito il grande dono che mi ha dato: essere testimone di vita.

Il mio desiderio di incontro, servizio e scoperta si è concretizzato nell’umida, calda e popolata India. Ha preso forma in una grande casa su due piani, un piccolo pronto soccorso per i villaggi vicini, un capannone trasformato in chiesa e una scuola bianca e blu, grande abbastanza per circa 500 bambini; ecco la mia missione. Anzi, la missione affidata a cinque suore e un prete, in cui io sono stata accolta… L’impatto con la realtà indiana è stato molto forte. Non solo per il clima, ma per le differenze evidenti. Uno dei primi giorni una delle suore ci ha raccontato di una famiglia in cui il papà, disperato, ha cercato di dare fuoco a moglie e figli. La mamma si è gettata sul marito per salvare i bambini. Così le due ragazze e un bimbo piccolo sono rimasti orfani, con una zia che non poteva mantenerli tutti e tre. Le due ragazze sono state accolte dalle suore e per mesi non hanno parlato. Ricordo quanto piansi per loro, pensando a com’era ingiusto che, solo per essere nata in Italia, non dovevo affrontare quella sofferenza giorno dopo giorno. La missione livella le disparità, ma non le elimina.

Eppure in India, ho scoperto un tempo in cui piangere fa bene. Lasciarsi colpire, persino ferire da ciò che si vede è difficile; ma quando la sofferenza ti tocca, anche se non è la tua, riscopri la vita. Che non sempre è facile, ma è bella. Ed è bella la forza delle persone che ho incontrato. La forza dei bambini che riscoprono l’amore nei compagni più grandi e nelle suore che si prendono cura di loro. Il modo genuino che hanno di giocare. La forza delle suore che, giorno dopo giorno, vivono una religiosità concreta fatta di gesti, di preghiera e di passi per andare dove il Signore le chiama. In loro ho scoperto una fede che mi è piaciuta, fatta di poco: ognuna fa la sua parte, sapendo che dove non arrivano loro, arriverà il Signore. Basta affidarsi a Lui.

Poi sono tornata a casa e ho temuto di perdere tutto: dall’attenzione per le piccole cose, all’abitudine di un incontro costante con Gesù, alla semplicità di vita che la missione ti lascia. Ed è stato così: molte cose le ho perse e sono tornate come prima. Ma Giovani e Missione mi ha insegnato a rileggere ciò che ho vissuto e a riportare la missione nella mia vita, con piccole consapevolezze. Come la certezza di essere piccola e nelle mani del Signore. Come la capacità di donarmi senza certezze e non dando solo il superfluo. Come la capacità di vivere appieno le cose, senza paura di lasciarmi colpire, di lasciarmi travolgere.

Tags: gm , Giovani e Missione, Testimonianze, India, Testimonianza

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Asia
  • 10/09/2019
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