L'unica cosa da dire è grazie

Sara Genoni, India

C’è solo una parola da dire: grazie. O meglio: yavadalu, l’unica parola in telugu che sono riuscita a ricordare a distanza di mesi dall’esperienza missionaria in India. Quando eravamo dalle Missionarie dell’Immacolata di Vegavaram ringraziavamo tutti i giorni, più volte al giorno, per quello che stavamo ricevendo e vivendo.

Gli indiani sono un popolo veramente particolare, direi unico nel loro genere. Alla prima impressione ti sembrano caotici, rumorosi, disorganizzati e amanti del trash... Poi impari a conoscerli, ti abitui alla vita indiana, e improvvisamente scopri che inizia a piacerti quando l’autista contribuisce al concerto di clacson, che trovi il coraggio di attraversare le strade caotiche, che sorridi quando vedi che la burocrazia italiana non è l’unica che non funziona… Ma soprattutto capisci che i vestiti, gli oggetti e le tradizioni che prima ritenevi eccessivamente sfarzosi possiedono in realtà ciascuno un senso e un significato. L’India è il Paese dei mille colori e sapori, è ciò che la caratterizza e la rende così bella. In missione le ragioni per ringraziare erano numerose: per l’ospitalità enormemente generosa che ricevevamo nelle case, per la disponibilità delle suore ad accompagnarci ovunque, per le fughe avventurose e improvvisate dai padri, per i sorrisi dei malati che ci infondevano coraggio nell’affrontare la vita e per le risate dei bambini, che scacciavano dalla mente tutte le preoccupazioni lasciate in stand-by in Italia.

Durante un’omelia, una mattina, un gesuita disse: «Riceviamo quello che offriamo». Perciò se offriamo gioia e amore, riceveremo altrettanto. È quello che mi è successo, e per questo posso solo dire grazie. Penso che la mia esperienza non sarebbe stata uguale senza Giovani e Missione. Ho vissuto il cammino nella sua interezza, dove la missione ha avuto quel ruolo fondamentale di ponte tra i due anni. GM1 mi ha aiutato a individuare alcuni lati della mia personalità, a dare un nome ai miei desideri e alle mie paure, a riscoprire e rafforzare la mia fede, senza la quale non sarei stata capace di affrontare la missione. GM2 mi è servito a rielaborare quello che avevo vissuto, ad approfondire aspetti che prima non avevo considerato, a migliorare me stessa e la mia fede, ma soprattutto mi ha permesso di coltivare nuove preziose amicizie. Quindi, grazie équipe e grazie compagni di viaggio!

Ora non voglio che svanisca tutto. Mi impegnerò a mettere in pratica un pensiero di Gandhi: «La mia vita è il mio messaggio» e dimostrerò con piccoli gesti nella vita quotidiana, alle persone di tutti i giorni, il significato di missione.

Tags: Giovani e Missione, Testimonianze, India, Testimonianza, Asia

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  • 10/09/2019
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